Per tutti quelli che non mi conoscono mi chiamo Matteo Lavaggi, sono un imprenditore e investitore. Ho oltre 15 anni di esperienza imprenditoriale. I primi li ho passati a costruire aziende da zero — e mi ci sono quasi ammazzato. Gli ultimi 12 li ho passati a comprarle già fatte, ottimizzarle e trasformarle in macchine che generano rendita. Oggi insegno a dipendenti e professionisti come fare lo stesso.
Ma la mia storia non parte da qui.
La mia esperienza lavorativa è iniziata in un modo forse un po’ strano, diciamo che il primo sentore di quello che avrei voluto fare da grande lo ho iniziato a scoprire nel 2005. All’epoca ero uno studente delle superiori come tanti che stava preparando il diploma in elettronica. Mi ha sempre affascinato la tecnologia, i computer, le novità e le innovazioni. Se dovessi usare 4 parole per descrivermi negli anni della scuola sceglierei queste:
Brillante Testa di Cazzo
Lo so che ci ho messo dentro anche una preposizione, cosa ti aspettavi non hai letto l’ultima delle 4 parole?
Diciamo che per brillante intendo trovarmi sempre e comunque a mio agio con tutto quello che riguardava la tecnologia, l’elettronica, la programmazione, i computer e il mettere mano a qualsiasi cosa che si potesse smontare e rimontare.
Le prime esperienze lavorative sono state nei computer, il pomeriggio dopo scuola, riparavo e sistemavo pc in un piccolo negozio nella città vicino alla mia. All’epoca dovevo avere 16-17 anni.
L’accordo era semplice: 15:30 – 19:00 per 15 euro.
Dopo un annetto ho effettuato la mia prima vera vendita. Mi sono venduto per un aumento di 5 euro, il problema infatti era che a 18 anni avevo pensato di comprarmi come prima macchina una simpatica Clio Sport 1800 benzina dal consumo stimato di 7 km/l. Se prima con lo scooter il costo andata e ritorno era di 1,50 euro (forse), le cose ora erano un po’ diverse!
Per andare a lavorare ovviamente prendevo l’autostrada (10 km circa casa-lavoro, vorrai mica usare le strade normali a 18 anni?).
Risultato: costo benzina e autostrada giornaliero di circa 6 euro, con 15 euro proprio non ci stavo dentro. Tutta altra storia con i 20 euro che avevo conquistato! Ero quasi pronto per lanciare un fondo di investimento!
Comunque sia dopo questo aumento di fatturato del 33% circa ero soddisfatto.
D’altronde era solo per arrotondare nei pomeriggi mentre studiavo, 70 euro a settimana mi bastavano e avanzavano almeno per le piccole spese, anche perché in estate poi ero abituato già da qualche anno a farmi la tirata come bagnino di giorno e cameriere la sera, più qualche extra invernale come cameriere ad eventi e cerimonie!
3 mesi non stop 7 su 7, senza giorno di pausa ovviamente (che è sta cosa da comunisti che bisogna per forza fare una pausa non la ho mai capita).
90 giorni di fuoco giugno-luglio-agosto ad una media di 14-15 ore al giorno, ero capace a portarmi a casa 7000 euro a fine stagione.
Aggiungici i 280 euro al mese circa dal mio lavoro con i computer, e almeno 200 euro al mese nei mesi invernali con i servizi come cameriere a matrimoni, cresime e battesimi, tiravo su uno stipendio più che dignitoso: 11.000-12.000 euro!
Dopo il diploma ho trovato subito un altro lavoro, terminati gli esami a luglio, a settembre ho portato il mio primo (e unico) curriculum ad un’azienda proprio sotto casa mia, che si occupava di assistenza informatica per aziende, videosorveglianza digitale e reti dati in fibra ottica e wifi.
Sembrava il parco giochi! Praticamente facevo quello che mi piaceva fare tutto il giorno: imparare cose nuove e metterle in pratica per aiutare altri! Uno sballo! Lo stipendio non era da favola, credo qualcosa come 1000 euro scarsi, un contratto di apprendistato 5 su 7 nel settore dell’artigianato, quindi senza quattordicesima. Ma non me ne importava niente. Ero passato dal riparare computer sporchi da 500 euro a installare impianti di videosorveglianza e trasmissione dati per appalti da 200.000 euro.
Fine della storia? No.
Dopo 2 anni ero stufo! Che ci volete fare, è più forte di me, quando ho imparato una cosa devo sempre spostare l’asticella più in alto, ripartire da zero, lanciarmi in qualcosa di nuovo!
Detto fatto. Mi licenzio in tronco e apro la mia prima società, era fine 2008.
Oggetto sociale: Integrazione di Sistemi. Lavoro reale: Quello che capita. Impianti elettrici, domotica, videosorveglianza, impianti fotovoltaici, reti aziendali di computer.
Ho mangiato pasta in bianco cotta sul bollitore elettrico in ufficio per 1 anno. 12 mesi. 288 piatti di pasta in bianco. Olio e Grana Padano.
Fine della storia? No.
Che ne pensate di aprire un negozio di informatica? Uno in centro città, bello, figo, particolare! Qualcosa che non c’era ancora! Bella l’idea no? Che importa se nel 2009 siamo sull’orlo della seconda più grande crisi finanziaria del ventunesimo secolo! I negozi tiravano già la serranda e io tiravo su la mia.
Quindi pronti via! Cerchiamo un fondo adeguato e dopo qualche fatica troviamo un bel posticino, proprio in una galleria commerciale vicino alla via principale della mia città. Fondo rettangolare di 70 mq, 3 vetrine frontali, non piove perché siamo in galleria, tutto intorno deserto dei tartari. Serrande chiuse, un bar, un parrucchiere di settant’anni, un negozio di vestiti economici, un negozio della Tre. Fine. 4 attività aperte su 10 vetrine!
Ma a me che importa, cavolo se mi piace questa idea! Nel settore ci sono solo vecchi negozi con vecchi bacucchi dentro, vetrine brutte, avete presente quelle con i mouse impolverati dentro che si vedevano negli anni 2000? Ero carico come una molla!
Prendo il mio bel computer (un notebook Acer che pesava una tonnellata, comprato con un bonus statale studenti che nemmeno mi ricordo più) e inizio a lavorare. Prima esperienza in assoluto relativa all’apertura di un’attività su strada, eppure, ripensandoci ora, ho fatto esattamente quello che oggi insegno ai miei clienti: pianificare, calcolare, posizionarsi e partire.
Prima di tutto dove trovare i soldi.
Butto giù una presentazione in Excel con qualche calcolo approssimato sul numero di abitanti della città, il prezzo medio di un computer, il prezzo medio di un servizio riparazione, i costi fissi, affitto, acqua, luce, telefono e porto tutto in banca. Risultato? Poco e niente, ottengo 15.000 euro di scoperto cassa ad un tasso che farebbe paura a molti imprenditori. Vabbè meglio di niente, prendi e metti in saccoccia.
Mancano dei soldi però. L’arredamento lo ho disegnato al CAD sul mio computer, rigorosamente made in Ikea. Impiantistica e ristrutturazione me li faccio da solo. Mancano comunque circa 10.000 euro.
Come fare?
Idea. Un anno prima ho cambiato macchina. Ho comprato un fuoristrada nuovo da 19.000 euro anticipandone 5.000, il resto a piccole rate per qualche anno, non ricordo bene forse 4. A che mi serviva un fuoristrada? Ah sì mi era sembrata un’ottima idea all’epoca. Facciamo così, visto che nel mentre ne ho comprato anche un secondo, un vecchio Samurai immatricolato come auto d’epoca tutto preparato che posso usare per andare su 1 metro di neve, quello nuovo lo vendiamo. La matematica è semplice: finanziamento vettura tasso 6%. Una follia ma in banca non mi danno nulla di più. Vendo il fuoristrada nuovo, ha un anno, se sono bravo lo posso dare via per 16.000 euro. Compro una Fiat Panda Van (ora posso intestarla alla ditta), costo 5.000 euro. Ho trovato 11.000 euro! Detto fatto, in meno di un mese ho la mia nuova e splendida Panda Van 1300 Diesel, immatricolata alla società, e 11.000 euro liquidi!
Era ottobre se non ricordo male, l’inaugurazione è caduta a novembre. La merce (pagata con il fido di cassa) è arrivata in negozio due sere prima dell’inaugurazione. Mancava ancora la porta e l’allarme. Col cazzo che lascio 15.000 euro di merce tutta la notte in negozio con una serranda sola tra me e il buco più grande della mia vita. Brandina pieghevole e si dorme in negozio. La mattina alle 6:00 a finire di esporre la merce!
Negozio aperto. Sapete quanto è passato dal momento in cui mi è venuta l’idea di aprire un negozio a quello in cui ho tirato su la serranda? 4 mesi.
Il giorno dell’inaugurazione in vetrina c’era un computer assemblato in un case enorme, una cosa ridicola tipo alta 150 cm, con raffreddamento a liquido con tanto di tubi fosforescenti. Avevo creato la mia prima categoria: ero il negozio di computer figo.
Fine della storia? No.
Nel giro di poco tempo abbiamo abbandonato i computer per buttarci sul mercato emergente degli smartphone, ed è proprio in questi anni che succede qualcosa di importante nella mia testa.
Ho iniziato a studiare tutto quello che riguardava il marketing, la strategia, il posizionamento. Due anni di libri, videocorsi, riviste, qualsiasi cosa mi capitasse sotto mano. Quasi tutto il materiale migliore era in lingua inglese ma questo non ha mai rappresentato un ostacolo importante e non ha mai intaccato la mia voglia di imparare, testare e applicare tutto quello che poteva aiutarmi a far crescere i miei progetti.
Ricordo perfettamente l’eccitazione di quei due anni!
Ogni volta che aprivo un libro o guardavo un video mi si apriva un mondo davanti.
Ci credi se ti dico che alcuni concetti, una volta appresi, hanno l’effetto di uno schiaffo in faccia?!
La domanda che più spesso mi facevo era sempre la stessa: “Ma come ho fatto a non pensarci?!” E subito dopo: “Ma perché nessuno me ne ha mai parlato?” e per finire: “Se solo avessi applicato questa cosa prima, quanti soldi avrei risparmiato?!”
Sembravo Indiana Jones alla conquista di una foresta inesplorata!
La cosa interessante è che da quegli anni in avanti il mio modo di approcciarmi al business è cambiato radicalmente. Non era solo marketing. Era la combinazione tra le mie competenze tecniche (automazione, sistemi, integrazione digitale) e la strategia di business che avevo iniziato a studiare. Le due cose insieme erano una bomba.
Il primo banco di prova serio è stato il lancio di un marchio in franchising nel settore della telefonia.
Partiti dal nulla, con 2 fortissimi leader di categoria avanti anni luce (entrambi già radicati sul territorio e con fatturati di circa 10 volte il nostro), abbiamo lanciato con successo 45 punti vendita in Italia in 3 anni. È stata la prima volta che ho applicato consapevolmente il mio modo di lavorare su un progetto dalla nascita alla fine: analizzare i numeri, strutturare i processi, automatizzare tutto quello che si poteva automatizzare e posizionare il brand in modo chiaro.
Tutto quello che avevo imparato si sposava perfettamente con il mio lavoro. Occupandomi da anni di automazioni digitali e integrazione di sistemi (database clienti, siti web, software gestionali, email), applicare le strategie più avanzate e automatizzarle per interagire con i clienti era veramente semplice, mi veniva naturale!
Ed è proprio così che la mia vita lavorativa si è sviluppata negli anni a seguire.
Grazie al team che ho creato abbiamo effettuato lanci di nuovi brand e prodotti, consulenze per aziende e imprenditori, aperture di altre catene di punti vendita e molto altro.
Tutto sempre perfetto? No. Abbiamo fatto lanci importanti, attirato clienti, venduto, e poi abbiamo anche dovuto lasciare dei pezzi per strada, terminare delle attività, chiudere dei marchi e dei servizi. L’importante è avere un metodo per sviluppare progetti e aziende. Non tutte le ciambelle vengono con il buco, si dice, l’importante è sfornarle però quelle ciambelle!
In media in 60 giorni eravamo in grado, partendo da un’idea o da un semplice concetto, di portarlo in produzione. Business plan, presentazioni, sito web, landing page, funnel, campagne, automazioni, tutto. In 60 giorni.
Per me era normale. Era semplicemente il modo in cui lavoravo.
Anzi a volte è capitato (più spesso di quello che mi piace pensare) di incazzarmi veramente perché dopo 2 mesi eravamo ancora fermi su qualche dettaglio di un nuovo progetto. Come era possibile?
E poi mi sono schiantato.
Non contro un muro vero. Contro quello che succede quando lavori 14 ore al giorno per anni, gestisci troppe cose insieme, e a un certo punto il tuo corpo e la tua testa decidono che è ora di presentarti il conto.
Non ricordo il giorno esatto, ma ricordo la sensazione. Mi sono svegliato una mattina e non volevo accendere il telefono. Non per pigrizia — per terrore. Sapevo che appena lo avessi fatto sarebbero arrivati 40 messaggi, 15 email, 3 emergenze e almeno un problema grosso da risolvere prima delle 9. E ogni giorno era uguale. Ogni singolo giorno.
Avevo costruito aziende che funzionavano. Il fatturato c’era. I clienti c’erano. I risultati c’erano. Ma ero io il motore di tutto. Senza di me, nulla andava avanti. Ero diventato prigioniero delle mie stesse creazioni.
La verità è che avevo fatto l’errore che oggi insegno a evitare: avevo costruito aziende che dipendevano da me. Non erano asset. Erano lavori. Lavori molto ben pagati, ma pur sempre lavori che richiedevano la mia presenza costante.
Mi sono ritrovato con lo stesso problema dei dipendenti a cui oggi parlo: scambiavo il mio tempo per soldi. Solo che i soldi erano di più e le ore erano il doppio. Il risultato netto? Zero libertà. Zero tempo. Una stanchezza cronica che non andava via nemmeno in vacanza — ammesso che riuscissi a staccare, cosa che non succedeva praticamente mai.
È stato il periodo più duro. Non per i soldi — quelli c’erano. Ma perché mi sono reso conto che stavo vivendo esattamente coem non volevo: lavorando ogni giorno per mantenere quello che avevo costruito, senza la possibilità di fermarmi. L’unica differenza era il numero sullo stipendio. La libertà era uguale a zero.
Ho dovuto fermarmi. E nel silenzio di quelle settimane di stop forzato, ho capito una cosa che ha cambiato tutto il mio modo di ragionare.
Il problema non era quanto lavoravo. Il problema era COME investivo il mio tempo.
Avevo costruito aziende da zero. Le avevo create, fatte crescere, scalate. Ma creare un’azienda da zero è il modo più lento, più rischioso e più faticoso per costruire patrimonio. Lo sapevo già — l’avevo vissuto sulla mia pelle. 12 mesi di pasta in bianco nel bollitore. Notti in negozio con la brandina. Anni di 14 ore al giorno.
La domanda che mi ha cambiato la vita è stata questa: “E se invece di costruirle da zero, le comprassi già fatte?”
Non era un’idea nuova. L’avevo già fatto in parte con alcune acquisizioni. Ma non l’avevo mai messo a sistema. Non l’avevo mai visto come LA strategia.
Comprare un’azienda già avviata — con clienti, fatturato, processi — e poi applicarci sopra tutto quello che sapevo fare: semplificare, automatizzare, rendere autonoma. Questo era il gioco. Non costruire da zero e bruciarci dentro. Comprare qualcosa che già funziona e renderla una macchina.
Un proprietario di 60 anni che va in pensione ha un’azienda che già produce. Non sa di marketing, non sa di automazione, non sa di digitale. Ma l’azienda gira. Ha clienti. Ha fatturato. Ha uno storico. Io entro, porto le mie competenze — tecnologia, automazione, strategia — e in 6-12 mesi quell’azienda funziona con il pilota automatico. Senza la mia presenza costante. Senza le 14 ore al giorno. Senza il burnout.
Quello che negli ultimi furiosi anni avevo fatto inconsciamente — imparare a costruire, scalare e automatizzare business — non era il fine. Era lo strumento. Lo strumento per analizzare, comprare e rendere autonome aziende reali che generano rendita.
Non dovevo più costruire da zero. Dovevo comprare e ottimizzare.
La verità l’ho vista chiaramente quando ho iniziato a parlare con persone normali. Non imprenditori. Dipendenti. Amici. Colleghi. Persone come quelle con cui ero cresciuto.
Quasi tutti stavano facendo — o avevano appena fatto — la stessa cosa: comprare casa. Mutuo a 30 anni, 300.000€ di immobile, 60.000€ di anticipo. “Si è sempre fatto così.” I genitori glielo avevano detto. I nonni glielo avevano detto. La banca glielo aveva confermato.
E io guardavo i numeri e non mi tornavano. Dopo 30 anni di mutuo, quel “investimento” ti ha dato un tetto che non produce nulla e una rivalutazione che in Italia non copre neanche l’inflazione. Con gli stessi 50-60.000€ dell’anticipo potevi comprare un’azienda che genera 60.000€ all’anno. In 6 anni ripaghi il debito. In 10 ti compri casa in contanti e hai ancora un patrimonio a rendita.
Nessuno glielo aveva mai detto. Nessuno. Né i genitori, né la banca, né il consulente finanziario. Perché nessuno di loro l’aveva mai fatto.
Ma io l’avevo fatto. Da anni ormai. E la cosa che mi ha colpito di più è stata questa: la paura più grande non era sbagliare — era l’idea di “creare un’azienda da zero”. E quella paura era giustificata. Creare un’azienda da zero è rischioso, lento e faticoso. Lo sapevo meglio di chiunque altro — ci ero passato nei miei primi anni da imprenditore.
Ma la soluzione non era creare un’azienda. Era comprarla. Esattamente come compri una casa già costruita invece di costruirla dalle fondamenta.
In quel momento ho capito che tutto quello che avevo vissuto — gli anni di esperienza sul campo, il burnout, la svolta verso l’acquisizione, le competenze in automazione e tecnologia — non erano solo la mia storia. Erano la risposta a un problema che milioni di persone hanno senza saperlo.
Avevo dato per scontati i miei anni di esperienza. Per me analizzare un’azienda, trovare gli sprechi, semplificare i processi, automatizzare le attività ripetitive e rendere tutto autonomo era naturale. Per la maggior parte delle persone era un muro invalicabile.
Non perché fosse impossibile. Ma perché nessuno glielo aveva mai insegnato.
Oggi faccio esattamente questo.
Insegno a dipendenti e professionisti come investire in aziende reali che generano rendita passiva — senza lasciare il proprio lavoro, senza creare nulla da zero, senza le 14 ore al giorno che mi hanno quasi distrutto.
Il percorso è quello che ho costruito sulla mia pelle: cambiare punto di vista sui numeri (perché comprare casa non è l’investimento che ti hanno raccontato), imparare a valutare un’azienda (con la stessa logica con cui confronteresti due appartamenti), e renderla autonoma dopo l’acquisizione (la parte che nessuno insegna, perché quasi nessuno sa come fare).
Non vendo promesse. Non prometto scorciatoie. Mostro numeri, insegno un sistema testato e investo in prima persona nelle stesse tipologie di aziende.
Ho fondato e partecipato a numerose società in settori diversi. Ho collezionato successi e fallimenti. Ho imparato che la cosa più importante non è avere l’idea giusta, ma avere un sistema per valutare un’opportunità, comprarla al prezzo giusto e renderla una macchina che lavora per te.
Se c’è una cosa che la mia storia insegna è questa: non devi costruire da zero per costruire patrimonio. Devi comprare qualcosa che già funziona e applicarci le competenze giuste. Le competenze si imparano. Il sistema te lo insegno io.
Quello è il mio lavoro.
Ricevi una mail a settimana per 3 mesi e impara come investire in aziende reali (che generano rendite passive) scoprendo i numeri che i tuoi genitori non ti hanno mai mostrato.
In ogni lezione ti spiego uno dei principi che stanno alla base dei miei investimenti in aziende reali, il confronto con l’investimento più comune della prima casa (e perchè non dovresti farlo) e ti insegno passo dopo passo come ho comprato, automatizzato e reso autonome le mie aziende negli ultimi 15 anni. Iscriviti gratis in 15 secondi
We use cookies to improve your experience on our site. By using our site, you consent to cookies. To continue navigating, please accept using the button below.
Manage your cookie preferences below:
Essential cookies enable basic functions and are necessary for the proper function of the website.
You can find more information in our Cookie Policy and woocommerce-placeholder.